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Friday, Nov 06, 2026

Il sistema sanitario italiano affronta una crisi mentre uno su tre infermieri considera di lasciare la professione.

Il sistema sanitario italiano affronta una crisi mentre uno su tre infermieri considera di lasciare la professione.

Un nuovo rapporto rivela tendenze allarmanti nella forza lavoro infermieristica in Italia, evidenziando salari bassi, carichi di lavoro elevati e avanzamenti di carriera stagnanti.
Una crisi significativa si sta svolgendo all'interno del sistema sanitario italiano, una crisi che va oltre i limiti di bilancio e i tempi di attesa dei pazienti.

Il crescente affidamento sui professionisti infermieristici non è stato accompagnato da un adeguato supporto o riconoscimento, portando a una tendenza allarmante evidenziata in un rapporto recente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) in collaborazione con la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, presentato in occasione della Giornata Internazionale degli Infermieri.

Il rapporto dipinge un quadro preoccupante della professione infermieristica in Italia, rivelando che gli stipendi sono tra i più bassi in Europa, la progressione di carriera è severamente limitata, i livelli di personale sono cronicamente inadeguati e c'è un crescente intendimento tra gli infermieri di abbandonare la professione.

C'è un monito netto nel rapporto, che indica che senza interventi strutturali immediati, l'intero Servizio Sanitario Nazionale (SSN) rischia il collasso.

Attualmente, l'Italia ha una carenza di circa 70.000 infermieri e, tra quelli impiegati, uno su tre sta considerando di lasciare il sistema sanitario pubblico.

A complicare questa crisi di personale c'è un notevole calo dell'interesse per i programmi di nursing, con le domande per i corsi universitari in calo del 10%, portando il tasso di nuovi candidati a solo uno per ogni posizione disponibile nel 2024. Data l'attuale fuoriuscita di infermieri verso i settori privati o l'occupazione all'estero, insieme ai pensionamenti, si prevede che l'afflusso di nuovi infermieri non sostituirà sufficientemente quelli che escono dal campo.

L'età media degli infermieri in Italia è notevolmente alta, con il 41% di essi tra i 50 e i 59 anni.

Dal punto di vista finanziario, la professione infermieristica in Italia affronta significative sfide.

Lo stipendio medio lordo per gli infermieri è di 32.400 euro all'anno, leggermente superiore a quello di un lavoratore d'ufficio generico ma quasi 7.400 euro in meno rispetto alla media OCSE per i professionisti infermieristici, che si attesta a 39.800 euro.

Questa disparità diventa più pronunciata quando si considerano le responsabilità, i livelli di stress e il profondo impatto che gli infermieri hanno sulla vita dei pazienti.

Inoltre, c'è una marcata divisione regionale nei salari in tutto il paese; ad esempio, in Trentino-Alto Adige, lo stipendio medio raggiunge i 37.204 euro, mentre in regioni come il Molise e la Campania, scende rispettivamente a 26.186 euro e 27.534 euro.

Il rapporto evidenzia anche una preoccupante carenza di personale infermieristico in relazione ai bisogni dei pazienti.

Ci sono 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti in Italia, significativamente inferiori alla media europea di 8,4. Nel settore pubblico, il rapporto infermiere-paziente è ancora più preoccupante, con solo 4,79 per 1.000, traducendosi in una media di 8,1 pazienti per infermiere nei reparti ospedalieri.

Questo carico di lavoro schiacciante contribuisce a una significativa insoddisfazione; il 30% degli infermieri esprime il desiderio di lasciare la professione, con quella cifra che sale al 45% nei contesti ospedalieri.

Le principali ragioni citate includono salari bassi (77,9%), prospettive di carriera ferme (65,2%) e carichi di lavoro ingestibili.

Le opportunità di avanzamento di carriera per gli infermieri sono limitate.

Solo 10 su 346 dirigenti negli ospedali pubblici sono infermieri, e appena 22 su 481 nelle autorità sanitarie distrettuali.

Nelle Aziende Sanitarie Locali (ASL), i numeri sono ancora più deprimenti, con solo 2 su 374 che sono infermieri.

Questa mancanza di rappresentanza a livello decisionale riflette barriere culturali più ampie all'interno del sistema sanitario, che rimane in gran parte gerarchico, con poche opportunità per gli infermieri di ascendere a ruoli di leadership.

Ad esempio, in Campania, ci sono solo 0,2 dirigenti infermieri per ogni 1.000, rispetto a 4,3 in Trentino-Alto Adige.

Nonostante il ruolo critico che gli infermieri hanno svolto durante la pandemia di COVID-19, i loro contributi sono stati da allora marginalizzati.

Il rapporto Fnopi-Sant'Anna funge da avvertimento e invito all'azione, sottolineando l'urgente necessità di un investimento significativo nella professione infermieristica, della creazione di percorsi di carriera strutturati e di un necessario adeguamento degli stipendi per garantire la sostenibilità del SSN.

I sentimenti anonimi condivisi da un'infermiera in una lettera inclusa nel rapporto risuonano fortemente: "Noi siamo il cuore pulsante del sistema.

Ma un cuore senza ossigeno alla fine si fermerà."
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