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Sunday, Jan 18, 2026

L'ex capo della Nato attacca il linguaggio da "gangster" di Trump sulla Groenlandia.

L'ex capo della Nato attacca il linguaggio da "gangster" di Trump sulla Groenlandia.

L'ex capo della NATO condanna la retorica di Trump sulla Groenlandia, avvertendo di rischi strategici più ampi. Anders Fogh Rasmussen critica il linguaggio del presidente Trump sulla Groenlandia paragonandolo a tattiche autoritarie e sollecita a concentrarsi sulle vere sfide per la sicurezza.
L'ex Segretario Generale della NATO e ex Primo Ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha criticato bruscamente la recente retorica del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo alla Groenlandia, paragonando il linguaggio usato da Trump a quello di "gangster" e regimi autoritari che l'Occidente dovrebbe contrastare.

Rasmussen ha espresso queste osservazioni in un'intervista il 17 gennaio 2026, mentre aumentavano le tensioni tra Washington e le capitali europee riguardo alla pubblica ricerca di Trump di una maggiore influenza degli Stati Uniti sul strategico territorio artico.

L'ex capo della NATO ha affermato che l'attenzione di Trump sulla Groenlandia stava distogliendo da minacce più pressanti, in particolare dalla guerra della Russia in Ucraina, e rischiava di minare l'unità tra gli alleati occidentali.

Rasmussen ha osservato che la Groenlandia è un territorio amico e ha sostenuto che l'attenzione dovrebbe rimanere sul fronte delle vere sfide di sicurezza piuttosto che impegnarsi in quello che ha definito un discorso sensazionalista.

Le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia hanno scatenato proteste in Danimarca e Groenlandia e suscitato preoccupazione da parte dei partner occidentali, che hanno sottolineato che la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e non è in vendita.

Funzionari danesi e groenlandesi hanno ribadito il loro impegno per la sovranità e l'autodeterminazione, anche mentre continuano in parallelo le negoziazioni sulla cooperazione in materia di sicurezza e gli accordi di difesa artica.

In risposta alla spinta degli Stati Uniti, rappresentanti di diversi paesi europei hanno affermato pubblicamente l'importanza di rispettare l'autorità danese e groenlandese sull'isola e la necessità di mantenere alleanze forti in mezzo a una competizione geopolitica più ampia.

Rasmussen ha avvertito che le divisioni all'interno dell'alleanza avvantaggiavano rivali strategici come Russia e Cina, sostenendo che un'attenzione occidentale sui disaccordi interni potrebbe indebolire l'efficacia collettiva della NATO.

L'ex primo ministro danese ha anche proposto misure concrete per rafforzare la cooperazione transatlantica e la sicurezza artica, tra cui la modernizzazione dell'accordo di difesa del 1951 che regola la presenza militare degli Stati Uniti in Groenlandia, incoraggiando maggiori investimenti americani nei minerali critici dell'isola e stabilendo un patto di resilienza per contrastare l'influenza esterna.

Ha sottolineato che tali passi aiuterebbero a affrontare preoccupazioni comuni senza ricorrere a una retorica confrontativa.

I commenti di Rasmussen riflettono un malessere più ampio tra i leader europei che hanno enfatizzato l'impegno diplomatico e il rispetto reciproco come fondamento per affrontare le sfide di sicurezza nell'Artico.

La disputa in corso sul futuro della Groenlandia è diventata un punto focale nelle discussioni sulla coerenza e la durabilità delle relazioni transatlantiche, con gli alleati che chiedono una diplomazia misurata e la riaffermazione degli impegni di difesa collettiva.
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